I minibot possono essere una soluzione ?

Di Marco Cavedon, postato il 29/06/2019.

Premettiamo che, come Associazione MMT Italia, abbiamo deciso di lasciare piena “libertà di coscienza” circa il tema dei minibot. Se concretamente applicabili, potrebbero rappresentare una boccata di ossigeno per l’economia italiana, seppur in una misura limitata. Tuttavia, prima di addentrarci nella mia analisi di questo strumento proposto dall’economista della Lega Claudio Borghi, ci tengo a precisare che la posizione della nostra Associazione è quella dell’uscita dall’euro e dall’Unione Europea, al fine di ripristinare la nostra sovranità politica ed economica e poter applicare nella sua interezza la Costituzione della Repubblica Italiana, che di fatto si fonda su principi incompatibili con quelli dei trattati europei. Pertanto al limite i minibot potrebbero essere da noi considerati un mezzo, uno strumento ma non certamente il fine a cui deve tendere il nostro Paese.

Di seguito una mia analisi sull’argomento, tesa ad evidenziare le criticità di questa proposta.

Cosa sono i minibot ?
Nell’intenzione dei loro ideatori, sono titoli di Stato di piccolo taglio utilizzabili per saldare i pagamenti insoluti ai fornitori delle pubbliche amministrazioni. Inoltre non dovrebbero garantire interesse ai portatori e non dovrebbero avere una scadenza. Possono essere utilizzati per l’acquisto di beni e servizi (senza obbligo di accettazione) e per pagare le tasse, stando a quanto riportato nel Programma di Governo della Lega per le elezioni politiche del 2018.
E qui si pone un primo problema, in quanto un titolo di Stato non è uno strumento dotato della facoltà di poter essere utilizzato per i pagamenti, facoltà propria della moneta legale, ma non dei titoli obbligazionari, la cui definizione è “un titolo di debito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al suo possessore, alla scadenza, il diritto al rimborso del capitale prestato all’emittente, più un interesse su tale somma.” E’ molto difficile inoltre stabilire per legge che un debito non deva essere garantito oltre una certa scadenza, altrimenti che debito sarebbe ?

Si tratta o meno di valuta ?
I sostenitori di questo mezzo di pagamento (perché alla fine i minibot possono essere utilizzati per l’acquisto di beni e servizi) sostengono che non si tratterebbe di vera moneta, in quanto non c’è un esplicito obbligo di accettarli.
Questa però è sola la definizione di moneta legale, rappresentata dalle banconote e dalle monete metalliche. Anzi, nemmeno questo è propriamente vero. Prendiamo per esempio la definizione di moneta legale fornita da Banca Italia, che risulta la seguente: ”La moneta legale è la moneta dotata del potere di estinguere le obbligazioni in denaro, riconosciuta come tale dall’ordinamento giuridico”. Ma il fatto che io possa comunque accettare un qualcosa emesso dallo Stato come mezzo di pagamento, in quel momento determina in pieno il suo potere di estinguere un obbligo di pagamento e lo stesso acquisisce a tutti gli effetti lo stato di moneta legale. C’è poi da dire che comunque i minibot sarebbero accettati dallo Stato senza limitazioni per il pagamento delle tasse, quindi, anche in questo frangente, essi si troverebbero a tutti gli effetti a possedere la stessa attribuzione di una moneta legale. Viceversa, se è vera un cosa allora necessariamente ne deriva che è vero anche il suo esatto contrario, pertanto una valuta illegale per definizione sarebbe quella valuta che è priva del potere di estinguere obblighi di pagamento e a questo punto, la volontà di accettarla non sarebbe di per sé sufficiente, perché non potrei per questi strumenti tradurre in atto un potere che non possiedono. Per maggiore completezza, guardiamo anche cosa dice l’articolo 1277 del codice civile: “I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale”. Per cui, vien da sé che una moneta che fosse priva di questo attributo, ossia l’essere considerata legale, non potrebbe essere utilizzata per il pagamento di un debito in denaro.
La definizione di moneta legale poi cambia anche a seconda delle legislazioni delle varie nazioni. Ad esempio, negli USA, ma anche nei Paesi Bassi, Germania, Finlandia ed Irlanda un venditore di beni e servizi può rifiutarsi di accettare monete e banconote come pagamento. Di nuovo, il fatto che una moneta abbia il potere di estinguere un’obbligazione di pagamento in denaro, non implica automaticamente un obbligo di accettazione, mentre è sicuro che se una moneta non avesse tale potere, non potrebbe essere accettata in qualunque caso.
Comunque, ci sono altre forme di moneta che, pur non prevedendo un obbligo esplicito di accettazione, vengono sempre definite monete. Si tratta della cosiddetta moneta scritturale o bancaria, quali assegni, bonifici, pagamenti elettronici sotto forma di trasferimenti tra carte di credito. Quindi l’assenza di un obbligo esplicito di accettazione, non comporta il venire meno della qualifica di moneta. La definizione in senso lato di moneta è la seguente: ”Per moneta si intende tutto quello che viene utilizzato come mezzo di pagamento e intermediario degli scambi e che svolge le funzioni di: misura del valore (moneta come unità di conto); mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi e in genere nelle transazioni commerciali (moneta come strumento di pagamento); fondo di valore (moneta come riserva di valore)”. Anche la Banca Centrale Europea riconosce tale definizione. In un documento in cui la BCE nega che le monete virtuali siano da considerare valuta da un punto di vista giuridico, la stessa afferma a pag. 24 che, da una prospettiva legale, la moneta rappresenta tutto ciò che viene utilizzato in larga misura come mezzo di scambio di valore nelle transazioni e che, in virtù di questo fatto, l’euro come valuta può prendere la forma sia di banconote e monete (la cosiddetta valuta legale), ma anche di moneta scritturale ed elettronica.

E’ vero che il Trattato sul Funzionamento dell’UE stabilisce solamente che la BCE ha la prerogativa di emettere moneta legale nel senso stretto (banconote), e che altre forme di emissione monetaria sarebbero pertanto consentite ?
Non propriamente. Il concetto di cui sopra infatti lo troviamo espresso all’articolo 128 del TFUE. Ci sono però altri punti in cui la formulazione risulta molto più estesa. Pensiamo ad esempio all’articolo 3 del TFUE, in cui si afferma che tra le competenze esclusive dell’Unione rientra la politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro, quindi le nazioni dell’eurozona di cui anche l’Italia fa parte. E non si fa affatto riferimento ad un tipo specifico di moneta denominata in euro, quale ad esempio le banconote. La formula è ampia e pertanto è idonea ad includere anche la valuta fiduciaria e non strettamente legale, quali riserve create dal Sistema Europea delle Banche Centrali (SEBC), bonifici bancari, diverse forme di pagamenti elettronici, che in senso stretto sono definiti moneta scritturale e non legale.
Per completezza, guardiamo anche a cosa afferma l’articolo 282 del TFUE.
“La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali costituiscono il Sistema europeo di banche centrali (SEBC). La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l’euro, che costituiscono l’Eurosistema, conducono la politica monetaria dell’Unione.”
E ancora…
“Il SEBC è diretto dagli organi decisionali della Banca centrale europea. L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo tale obiettivo, esso sostiene le politiche economiche generali nell’Unione per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di quest’ultima.”
Pertanto, anche qualora effettivamente fosse consentita agli Stati membri l’emissione di una moneta diversa da quella strettamente definita “legale”, viene ribadito come comunque il SEBC conduca la politica monetaria e di come la stessa deva essere orientata alla stabilità dei prezzi, obiettivo il quale può benissimo essere imposto con la scarsità di moneta in senso lato (come infatti oggi avviene), e pertanto l’azione discrezionale degli Stati membri nell’emettere moneta fiduciaria potrebbe comunque venire fortemente limitata.
Guardiamo anche il seguente comma dello stesso articolo:
“La Banca centrale europea ha personalità giuridica. Ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione dell’euro. È indipendente nell’esercizio dei suoi poteri e nella gestione delle sue finanze. Le istituzioni, organi e organismi dell’Unione e i governi degli Stati membri rispettano tale indipendenza.”
Si afferma il diritto esclusivo per la BCE di poter emettere l’euro, ma non viene affatto specificato quale tipo di moneta denominata in euro, che pertanto potrebbe benissimo essere anche di natura fiduciaria, quali sono appunto i minibot.

Concetto ulteriormente ribadito all’articolo 3 comma 4 della versione consolidata del Trattato sull’Unione Europea, dove si parla pure di unione economica.“ L’Unione istituisce un’unione economica e monetaria la cui moneta è l’euro”. Può pertanto ritenersi giuridicamente accettabile che all’interno di un’unione monetaria ed economica ciascuno si inventi una sua definizione di moneta, al fine di poter utilizzare forme di pagamento perfettamente o quasi alternative all’euro ? Molto difficile da sostenere direi.

Ma ora passiamo ad un altro problema comunque attinente al primo, ossia, quello politico.

 
Prima considerazione importante, strettamente legata al piano giuridico. Ammesso anche ci fossero delle falle nei trattati che consentissero agli Stati di poter utilizzare forme di pagamento alternative alla moneta unica euro, questo concretamente potrebbe essere accettato ? Restando all’esempio dei minibot, lo Stato potrebbe decidere di non utilizzare più gli euro come moneta, semplicemente tassando tutti gli euro in circolazione per poi tenerli fermi presso il conto del Tesoro presso la Banca Centrale. A quel punto, lo Stato potrebbe decidere di spendere e tassare solo in minibot, che acquisirebbero valore e sarebbero accettati da tutta la popolazione proprio in virtù del fatto che il governo li accetta per l’estinzione degli obblighi fiscali. La scuola economica Modern Money Theory afferma appunto che in verità è la tassazione che dà valore ad una valuta e la rende di fatto accettata da tutti. Prima domanda, può il piano giuridico rimanere estraneo a quello che è un dato di fatto ? La risposta è no, ad esempio un furto rimane tale anche se il reo è convinto di aver agito a fin di bene. In questo caso, i minibot diverrebbero di fatto una valuta legale, non rifiutabile, perché nessuno si può rifiutare di pagare le tasse e a quel punto lo Stato tasserebbe solo in minibot. Forse in questo caso sarebbe necessario far decadere la loro qualifica di mezzo di scambio solo interno e comunque confermare la loro natura di moneta fiduciaria, che in base ad alcuni sostenitori sarebbe una condizione di per sé sufficiente a non entrare in contrasto coi trattati UE (cosa che peraltro abbiamo smentito). Per gli scambi tra nazioni potrebbero comunque essere utilizzate riserve di valuta estera diverse dall’euro o gli stessi minibot, che potrebbero essere emessi anche dagli altri Stati europei.

 
Secondo aspetto, ma non meno importante, in una situazione come quella sopra descritta sarebbe di fatto impedito al SEBC di esercitare con efficacia una politica monetaria, anzi, una politica monetaria dell’Unione Europea probabilmente non potrebbe nemmeno esistere, dal momento in cui gli Stati potrebbero benissimo rifiutarsi di spendere e tassare in euro. Il che chiaramente non può essere, in quanto gli Stati che hanno aderito al TFUE certamente potrebbero rendere operativi degli strumenti per impedire alle istituzioni UE preposte di mettere in atto quelle che sono delle loro prerogative fondamentali. Le istituzioni UE a questo punto avrebbero il pieno diritto di mettere in atto delle misure per rimuovere tali ostacoli e in qualsiasi caso, per qualsiasi dubbio interpretativo sui trattati, interverrebbe la Corte di Giustizia UE che certamente non potrebbe consentire il non esercizio di quelli che sono i compiti degli organi dell’Unione Europea.

 
C’è poi un problema tecnico, che probabilmente rappresenterebbe il peggiore dei problemi, comunque legato al piano politico. I minibot sono stati pensati e proposti dall’economista Claudio Borghi nel momento in cui la Lega, prima delle elezioni politiche del 2018, stava valutando un’alleanza con Forza Italia, il cui presidente Berlusconi proponeva di trattare con l’UE la creazione di una seconda moneta complementare all’euro. Di per sé non si tratta di uno strumento per uscire dalla cornice dei trattati europei e recuperare una piena sovranità politica, monetaria, fiscale ed economica.
Ecco pertanto che applicare un tale strumento da parte di un governo che non ha una chiara intenzione di uscire dai trattati UE, potrebbe costituire un serio pericolo. Di fatto i minibot verrebbero messi in circolo all’interno dell’eurozona e per una irrisoria quantità restando alla proposta di Borghi, corrispondente ai mancati pagamenti ai fornitori delle pubbliche amministrazioni, pari a circa 70 miliardi di euro secondo le affermazioni dello stesso (in verità oggi la cifra dovrebbe aggirarsi sui 50 miliardi di euro), e perdipiù nella sola forma cartacea, che oggi come oggi rappresenta un 5% del totale della valuta utilizzata. Questo comporta che lo Stato Italia dovrebbe comunque continuare a garantire il funzionamento dell’euro come mezzo di pagamento per la maggior parte delle transazioni, ma a questo punto, se l’UE non accettasse l’emissione dei minibot come è molto probabile avvenga (vedi anche le recenti affermazioni di Mario Draghi, Presidente della BCE), potrebbe anche decidere di ostacolare la nostra nazione fino ad arrivare a mettere in crisi l’intero settore bancario, fondamentale per permettere la corretta esecuzione dei pagamenti che per la maggior parte avvengono nella forma elettronica (il contante è comunque ancora diffuso). Ricordiamo che la politica monetaria è in carico alla sola BCE. Vedi anche l’articolo 132 TFUE:” prende le decisioni necessarie per assolvere compiti attribuiti al SEBC in virtù dei trattati e dello statuto del SEBC e della BCE”. Basti pensare a quanto accaduto in Grecia nel 2015.
I mancati introiti in euro con la tassazione potrebbero poi rappresentare un ulteriore problema, in quanto il governo potrebbe trovarsi nella condizione di non avere euro a sufficienza per saldare i debiti pregressi con i creditori e il default sulle obbligazioni è un serio problema rimanendo all’interno dell’eurozona, in quanto per la maggior parte delle spese lo Stato continuerebbe a dipendere dai prestiti del settore finanziario privato.
Viceversa, un governo che avesse la piena intenzione di ripristinare la nostra sovranità politica e monetaria ed uscire dal contesto dei trattati UE, potrebbe prima mentire sull’uscita dall’euro per non turbare mercati ed istituzioni europee e garantire la piena funzionalità dei sistemi di pagamento, per poi in segreto prepararsi all’uscita, stampando il nuovo contante in lire e riprogrammando tutti i sistemi gestionali per i pagamenti elettronici, al fine di rendere operativo il nuovo mezzo di scambio solo nel momento concreto dell’uscita. Viceversa, col sistema dei minibot quest’ultima cosa verrebbe fatta alla luce del sole e ancora in un contesto di aderenza ai trattati UE, il che potrebbe rappresentare un serio problema sia a livello politico che tecnico.

In conclusione, le ampie formule utilizzate nei trattati, l’assenza negli stessi di una definizione chiara ed univoca di moneta, il fatto che la definizione di valuta sia un qualcosa che tenda a variare nel tempo e nello spazio a seconda del contesto e le problematiche giuridiche e politiche esposte, portano a ritenere che la soluzione dei minibot non sia praticabile all’interno dell’attuale contesto dell’Unione Europea. Le istituzioni UE avrebbero infatti ampia discrezionalità nell’impedire l’utilizzo di tale strumento, mettendo nello stesso tempo in difficoltà la nazione che decidesse di adottarlo. Un’uscita netta dall’Unione Europea, da realizzarsi con le opportune attenzioni, garantirebbe al contrario allo Stato tutti i poteri, da un punto di vista giuridico e operativo, per utilizzare una moneta fiat sovrana e rilanciare con la spesa a deficit la domanda interna e l’occupazione.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...