Chiacchierando al bar di economia – parte 2: le tasse.

Di Marco Cavedon, postato il 24/11/2018.

Questa serie di dialoghi trae origine da un fatto veramente accaduto nel mese di Ottobre 2018 e si basa sulla serie di articoli dell’ormai lontano 2014 “Le 7 Frodi Capitali dell’Economia Neoliberista”. Dopo ben 4 anni e, considerata la situazione politica ed economia attuale, l’opera di diffusione dei principi della Modern Money Theory è ancora fondamentale. Cercheremo in questa sede di spiegare i concetti base della sovranità monetaria nel modo più semplice possibile, con il linguaggio colloquiale di tutti i giorni.

 

Prosegue il confronto – scontro tra Giorgio e Marco.

Giorgio: bene. Ma ora, prima di cominciare, dimmi una cosa. Non sarai mica convinto che la soluzione di ogni problema sia la creazione di denaro da parte dello Stato, vero ? Guarda che ho capito dove vuoi arrivare e la risposta assolutamente è NO! Il Governo tassava anche quando avevamo la lira perché, quando batte moneta, questa non ha valore e causa un sacco di problemi. Il “vero” denaro, quello che vale, deriva dal duro lavoro di noi imprenditori. Guarda quanti problemi abbiamo avuto negli anni ’70 e ’80 con la liretta che lo Stato poteva anche emettere dal nulla, come dici tu.

Marco: eh no ! Non correre troppo. Non mi venire ora fuori con la storia dell’inflazione e della svalutazione, quello è un capitolo che svilupperemo se vorrai in seguito. Preferisco intanto rispondere alla questione che hai posto, e cioè che i privati ottengono la moneta lavorando e poi lo Stato se ne approprierebbe con le tasse.

Giorgio: eh beh ? Cosa c’è di sbagliato ? Noi lavoriamo giorno e notte, guadagniamo e paghiamo gli stipendi per mantenere le famiglie e anche il tuo Stato con le tasse purtroppo. Siamo noi che mandiamo avanti la baracca, guarda ora come siamo ridotti con tutte ste tasse e sto debito. Il Governo si faccia da parte, non spenda e lasci fare a noi che l’economia la tireremo su in men che non si dica.

Marco: ma davvero ?  Ora ti racconto un’altra bella storia.

Giorgio: oh nooo ! Ho ancora il mal di testa da prima per quella questione dei titoli.

Marco: ma va là. Questa è ancora più semplice, ma mi devi seguire. Allora. Abbiamo appena creato una nazione che, come abbiamo detto, possiede un settore Governo e un settore Non Governo, composto da famiglie ed aziende. Ok ? Essendo lo Stato appena sorto, al suo interno non circola ancora denaro. La nazione si è appena dotata delle sue istituzioni e sta ora decidendo come sviluppare l’economia interna.

Giorgio: eh beh. Dov’è il problema ? I cittadini, anzi, gli imprenditori si daranno da fare, apriranno aziende e quindi ci saranno i soldi per pagare stipendi e anche le tasse al Governo. Dov’è il mistero ?

Marco: come ho detto prima, questa nazione è stata creata e pertanto la sua moneta non esiste ancora.

Giorgio: ma va là. Una volta che avrà stabilito che moneta usare noi bravi imprenditori ci daremo da fare, la guadagneremo e con questa, ripeto, manterremo anche lo Stato, che si spera che in questo caso sia meno sprecone di quello in cui viviamo.

Marco: ah, sei proprio un caso disperato. Bravo merlo ! E da chi la guadagnate la moneta voi imprenditori ?

Giorgio: ma da chi ci compra i prodotti ovviamente.

Marco: non hai risolto la questione, l’hai solo spostata. E gli acquirenti dei vostri prodotti da chi lo guadagneranno il denaro? Forse da altri imprenditori che a loro volta lo otterranno da altri acquirenti ancora ? No caro Giorgio, non funziona così. Prima o poi bisogna risalire ad una prima entità che quella nuova moneta la possa legalmente creare. Dal momento che il settore delle famiglie e delle aziende non lo può fare, questa necessariamente deve venire in primis dalla spesa di uno Stato sovrano della sua valuta, cioè che la possa emettere dal nulla.

Giorgio: ohhh ! Ma allora sti Stati sono proprio scemi. Perché mai ci tassano e si indebitano con noi cittadini visto che sono loro che creano il denaro ?

Marco: una cosa alla volta Giorgio. Allora, ora ti dirò qual è la vera funzione delle tasse ! Scusa se ti racconto un altro aneddoto ma voglio cercare di spiegartela nel modo più semplice possibile.

Giorgio: uffff, vabbè. Vai avanti !

Marco: qui dentro siamo in tre persone, cioè io, tu e Piero, ok ?

Giorgio: ok, e con questo ?

Marco: allora, guarda questo bel pezzetto di carta che ho appena tirato fuori dalle tasche.

Giorgio: lascia stare la birra che ti fa male.

Marco:  calma e ascoltami ! Se io chiedessi a te e a Piero di lavorare un’ora per me e fare le pulizie dentro questo locale in cambio di un mio pezzetto di carta, accettereste ?

Giorgio: confermo, non reggi nemmeno due pinte di birra !

Marco:  un attimo di pazienza ancora ! Ovviamente la risposta è no, è ovvio !

Giorgio: e vorrei ben vedere, mica ci dai dei soldi  ma della porcheria senza alcun valore.

Marco: ora cambiamo la storia ! Immagina che fuori da questo locale ci sia un uomo che lavora per me, e che non vi lascerà uscire se prima non gli avrete dato ciascuno uno dei miei pezzetti di carta, ok ?

Giorgio: suona un po’ sinistro.

Marco: bene. Stando così le cose, potete ancora dire che quel pezzetto di carta per voi non conta più nulla?

Giorgio: sei proprio un tiranno. Certo che a questo punto conta, stasera voglio tornare a casa e guardarmi la partita di calcio, mica ho intenzione di stare qui per sentirti all’infinito.

Marco: bravo ! Ecco spiegato il mistero delle tasse. Sostituisci me con lo Stato, i miei pezzetti di carta con la valuta corrente e l’uomo fuori che lavora per me con un esattore delle tasse ed il gioco è fatto.

Giorgio: ohhh !

Marco: questo è il vero ruolo delle tasse e cioè dare valore ad una moneta che altrimenti non ne avrebbe alcuno. Se io non vi imponessi un dazio in pezzetti di carta per poter uscire da questo locale, non sareste mai disponibili a lavorare per me per guadagnarli. Ebbene allo stesso modo, se lo Stato non imponesse il pagamento delle tasse ai cittadini, questi potrebbero anche rifiutarsi di utilizzare la valuta di quella nazione e suddividersi quindi in piccoli gruppi autonomi adottandone una loro. Risultato, la nazione si disgregherebbe in un insieme di clan indipendenti.

Giorgio: sta bene, ma questo non giustifica lo Stato quando ci tassa così tanto e manda in malora le imprese.

Marco: bravo, vedi che cominci a capire ? E’ proprio questo il problema dell’eurozona. Ora che il debito pubblico è veramente un guaio, in quanto non abbiamo più la stampante magica di cui ti accennavo prima, tutti i soldi che lo Stato spende vanno restituiti alle banche che ce li prestano e da più di vent’anni a questa parte, pensa che lo Stato non fa altro che drenare moneta dall’economia reale per finanziare questi strozzini. In più, proprio alla luce del fatto che non siamo più autonomi nell’emettere denaro, ci sono stati imposti limiti nella spesa a debito molto bassi, anzi, ora si pretende addirittura che il Governo incassi di più di quanto spende per ridurre il debito accumulato. Ciò significa che la tassazione non potrà mai essere bassa, perché quello che lo Stato darà al settore privato con la spesa deve poi essere interamente drenato. Questa operazione si chiama pareggio di bilancio, una necessità per una famiglia o un’impresa che non può creare il denaro, una disgrazia per quanto riguarda il settore governativo di una nazione, che così facendo non aumenta l’attivo del settore privato e non può rilanciare la domanda interna di beni e servizi. Anzi, facendo il surplus di bilancio come ci impongono le regole attuali addirittura questa domanda calerà sempre di più.

Giorgio: accidenti ! Quindi tu non sei uno statalista che vuole la tirannia dello Stato, perché le tasse saresti anche favorevole ad abbassarle di brutto. Mhhhm, questa cosa comincia un po’ a piacermi.

Marco: certo Giorgio. Le tasse devono essere regolate ad una giusto livello e ha senso si alzino solo quando l’economia va troppo bene, cioè tutti hanno un lavoro e redditi elevati.

Giorgio: ma perché mai ?

Marco: ci arriveremo nella terza puntata quando parleremo dell’inflazione.

Giorgio: ah già. Ora mi devi spiegare sta storia dei titoli perché proprio non l’ho capita. Vada per le tasse, ma proprio non riesco a capire perché il Governo faccia tutto sto casino e si indebiti con noi quando può creare il denaro.

Marco: bene Giorgio. Questa cosa è un po’ più difficile ma cercherò di essere semplice e chiaro il più possibile. Sono contento che me l’hai chiesta, perché se capirai bene questo concetto, allora potresti benissimo parlare di economia con i più rinomati esperti delle maggiori banche centrali mondiali ed umiliarli.

Giorgio: mhh, adesso non esagerare. Cosa sei, un economista forse ?

Marco: no, sono un semplice portavoce di una scuola economica che si chiama Teoria della Moneta Moderna in italiano, che descrive appunto come funziona veramente l’economia. Il vero esperto che questa scuola l’ha creata si chiama Warren Mosler ed è un economista statunitense di fama mondiale, mentre un bravo giornalista di nome Paolo Barnard l’ha introdotta per primo nel nostro paese ormai 7 anni or sono.

Giorgio: Uuorrr.. Moser ? Mai sentito.

Marco: non Moser. Quello è il protagonista di un noto telefilm austriaco di metà anni ’90, assieme al suo bel cane poliziotto. Mosler, Warren Mosler. Comunque, torniamo a noi.

Marco: allora. Hai presente cosa fanno le aziende per competere tra loro ?

Giorgio: beh, cercano di offrire il migliore prodotto al prezzo più conveniente, è ovvio.

Marco: esatto ! Lo stesso fanno le banche. Devi sapere infatti che queste hanno in termini tecnici quello che si chiama un obbligo di riserva.

Giorgio: cioè ?

Marco: bene, esattamente come noi abbiamo un conto corrente presso le banche, queste a loro volta tengono i soldi che possiedono presso un conto riserva che sta presso la Banca Centrale, ossia la “banca delle banche”. Questa esercita una funzione di controllo e può dar loro i soldi creati dal nulla…la stampante magica dello Stato di cui ti parlavo prima. Ora le banche ogni giorno hanno l’obbligo per legge di raggiungere un determinato saldo in attivo di riserve presso la Banca Centrale della nazione dove si trovano.

Giorgio: e con questo ?

Marco: e con questo è chiaro che le banche si presteranno di conseguenza i soldi, che in termini tecnici si chiamano riserve, per adempiere al loro obbligo di deposito nei confronti della Banca Centrale e anche per guadagnarne qualcosa dagli interessi. E allo stesso modo prestano i soldi alle imprese e alla famiglie, ok ?

Giorgio: questo cosa c’entra con i titoli ?

Marco: la banca più conveniente, o per meglio dire competitiva, è quella che presta i soldi ad un tasso di interesse il più basso possibile, sei d’accordo ?

Giorgio: non vedo dove vuoi arrivare !

Marco: ora ci siamo ! Considera che solitamente le Banche Centrali pagano un bassissimo tasso di interesse per le riserve che le banche normali tengono presso di esse, tendente a zero. Adesso addirittura in eurozona questo tasso è negativo. Bene, ne consegue che, quando prestano denaro in competizione tra di loro, le banche tenderanno ad abbassare il tasso di interesse affinché sia solo leggermente superiore a quello che guadagnerebbero tenendolo presso la Banca Centrale. Se fosse minore chiaramente non avrebbe senso, a quel punto lascerebbero i soldi presso il conto riserva, sei d’accordo ?

Giorgio: sì, ovvio !

Marco: ok. Immagina adesso lo Stato che vende i titoli alle banche per raccogliere le loro riserve. Questo secondo te cosa comporta ?

Giorgio: boh !

Marco: i titoli di stato hanno un interesse maggiore di quello tendente a zero pagato dalla Banca Centrale. Ne consegue pertanto che, nella competizione tra banche, il tasso di interesse con cui queste prestano i loro soldi non può certamente andare sotto quello che guadagnerebbero investendoli nei titoli.

Giorgio: ok, ok, ma a cosa servono i titoli ?

Marco: vendendo titoli lo Stato fa sì che il costo del denaro, cioè prendere soldi in prestito dagli istituti finanziari, aumenti. Diviene pertanto meno vantaggioso indebitarsi per accendere un mutuo o per realizzare un investimento aziendale.

Giorgio: che fregatura questo debito pubblico. Vedi che quando lo Stato vende titoli di problemi ne causa parecchi ?

Marco: invece no ! In determinate situazioni, e cioè quando l’economia va fin troppo bene, può essere utile porre un freno alla domanda di denaro e alle conseguenti spese, perché questo può portare ad avere inflazione, cioè aumento eccessivo dei prezzi dei beni e dei servizi. Ma, c’è un ma… Effettivamente lo Stato potrebbe benissimo ottenere lo stesso risultato aumentando le tasse o tagliando la spesa e questa cosa è molto più efficace, perché va ad incidere direttamente sulla domanda globale dentro un paese, non solo su quella legata agli investimenti.

Giorgio: e allora a cosa cavolo serve vendere titoli ?

Marco: a nulla oggigiorno caro Giorgio. I titoli sono un retaggio dei tempi che furono, quando i Governi emettevano moneta solo in base alle quantità di oro che possedevano. Vendevano quindi obbligazioni per invogliare i cittadini a mettere i soldi in “libretti di risparmio”, dove potevano guadagnare interessi. In caso contrario, le persone avrebbero potuto in massa recarsi dallo Stato e chiedere in cambio del loro denaro l’oro, con la conseguenza di ridurre la capacità di spesa del Governo.

Giorgio: ma pensa un po’. E oggi non è più così ?

Marco: no. Questo meccanismo limitava di molto la capacità di spesa dello Stato, finché un presidente statunitense di nome Richard Nixon nel 1971 lo abolì. Oggi la moneta non è più legata né a metalli preziosi né ad altre valute, può essere emessa potenzialmente all’infinito e con un suo utilizzo corretto si può arrivare alla piena occupazione, alla piena produzione di beni e servizi e alla piena tutela di redditi e dignità di tutte le classi sociali.

Giorgio: detta così sembra il “Paese dei Balocchi”. Ma il mondo reale purtroppo è diverso, guarda in che condizioni siamo.

Marco: infatti Giorgio oggi non abbiamo né moneta sovrana in eurozona, né la possibilità comunque di spenderla a deficit per raggiungere il massimo benessere possibile. Non ci permettono di farlo. Ma ora si è fatto tardi e ho un bel po’ di strada da fare fino a casa. Domani se dici ci ritroviamo qui e parliamo di un altro bello spauracchio con il quale i professoroni di economia ed i politici che senti in TV terrorizzano la gente, ossia, l’inflaziooonee.

Giorgio: ok. Questa cosa della stampante magica e delle tasse mi incuriosisce ! A domani allora !

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